Rincari energia a 37 miliardi nel 2022, filiere produttive a rischio. L’industria reclama una strategia

Il grido di allarme lanciato da Confindustria, che invoca un intervento forte del Governo

Nei giorni scorsi Confindustria ha lanciato un grido dall’allarme riguardo alla scottante situazione dei rincari dell’energia elettrica e del gas, chiedendo a gran voce l’intervento del Governo affinché metta in atto al più presto interventi congiunturali efficaci.

Aurelio Regina, Presidente Confindustria per l’Energia, ha espresso grande preoccupazione per l’aumento vertiginoso dei prezzi, che rischia di mettere in ginocchio un paese manifatturiero come l’Italia. “Le bollette del gas e dell’elettricità – ha affermato Regina – hanno avuto un incremento del 55 e del 40%. Ci sono settori dell’industria italiana, come la siderurgia, la ceramica, la carta, che stanno sospendendo turni di produzione per i costi e la scarsità dell’energia”. Regina sollecita un tavolo con il Governo che, diversamente da quanto avvenuto finora, affronti la problematica ad ampio raggio, non di trimestre in trimestre, rincorrendo l’evoluzione congiunturale. Le istanze italiane, dalla transizione energetica al costo del trasporto del gas, dalla tassonomia alla sicurezza energetica, devono essere fatte presenti a Bruxelles: il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, dovrà far valere tutta la sua autorevolezza in sede UE. “Si tratta di trovare soluzioni a una questione strategica da cui dipende il sistema industriale italiano, quella manifattura che ha superato il record dei 500 miliardi di export, che con il suo fatturato spinge la crescita e rappresenta la vera garanzia per il nostro debito pubblico” sostiene Regina, che ha messo in evidenza anche la forte dipendenza europea dalla Russia per gli approvvigionamenti: quasi il 50% del gas, con forti implicazioni in termini di sicurezza, oltre che di prezzi. Al riguardo, Regina ha sottolineato come sia necessario potenziare l’estrazione di gas, in Italia e in Europa, affermando: “In Italia è possibile farlo, con i giacimenti attuali, senza trivelle. La produzione nazionale è di circa 4 miliardi di metri cubi, potremmo salire a 7-8, in passato erano 20, abbiamo margini per agire”.

Anche Maurizio Marchesini, Presidente Confindustria per le Filiere e le Medie Imprese, ha lanciato l’allarme sullo shock energetico che il Paese sta vivendo, sostenendo che “il rischio è che le aziende spostino altrove la produzione. Il costo dell’energia per le imprese nel 2019 era di 8 miliardi, nel 2021 di 20 e la previsione per il 2022 è di 37 miliardi”. Anche Marchesini invoca un intervento congiunturale immediato e strutturale di medio termine da parte del Governo: “Occorre un tavolo di confronto con i ministri competenti, al quale Confindustria auspica di poter essere convocata per dare il suo contributo”. Marchesini ha citato l’esempio della Francia, che ha realizzato uno stoccaggio virtuale dell’energia, portando il prezzo per le imprese a 42 euro a megawattora, oppure la Germania, che ha attuato una scontistica all’85%. “Con un investimento contenuto – ha concluso Marchesini – si potrebbe aumentare la produzione italiana di gas a 8 miliardi di metri cubi, senza aggiungere trivelle. Il gasdotto Tap potrebbe rafforzare la sua quota, facendo accordi con altri Paesi produttori”.

Anche il nostro territorio non è purtroppo indenne dagli effetti delle problematiche energetiche. Il Presidente di Unione Industriale VCO, Michele Setaro, nei giorni scorsi ha affermato: “L’aumento delle bollette sta provocando un rallentamento della produzione e delle vendite, frenando così la ripresa. Occorre urgentemente una soluzione che consenta di affrontare alcuni mesi di innegabile difficoltà: diversamente rischieremmo che lo scenario attuale abbia effetti dirompenti su tanti settori produttivi del nostro Paese”.


17 gennaio 2022

Condividi